L’arcivescovo missionario: viaggi extra-europei di Carlo Maria Martini
Ciad
Luglio 1988
Nel 1988, tra il 16 e il 26 luglio, Martini si recò in Ciad, a N’Djamena, dove tenne un corso di esercizi spirituali rivolto ai confratelli gesuiti e a un gruppo di missionari e missionarie attivi nel Paese centrafricano, sul tema Davide, peccatore e credente. Il contatto con la realtà missionaria locale gli offrì l’opportunità non solo di approfondire concretamente i tratti della missione in prospettiva post-conciliare – già oggetto di riflessione in occasione dei precedenti viaggi in Brasile (1985), in Kenya, Burundi e Zambia (1985), in Asia orientale (1986) e in Bangladesh (1988) – ma anche di sviluppare una più ampia considerazione dell’Europa osservata dal contesto africano.

Da tale punto di vista, il continente europeo appariva a Martini come segnato da condizioni di benessere e stabilità, ma al contempo investito da processi di modernizzazione che avevano favorito la diffusione del secolarismo e una progressiva attenuazione della vitalità della fede, percepibile anche tra coloro che continuavano a identificarsi come cristiani. In questo quadro, il viaggio in Ciad venne interpretato dallo stesso Martini come un’esperienza “ecumenica”, secondo un’accezione semantica ampia, riferita in primo luogo alla relazione tra la Chiesa europea e le giovani Chiese extraeuropee che, a partire dal Concilio, erano andate acquisendo una fisionomia sempre più autonoma e un ruolo crescente all’interno della Chiesa universale.

L’uso del termine si estendeva inoltre a comprendere le occasioni di dialogo con la comunità musulmana incontrata durante la permanenza nel paese, dimensione che costituiva un elemento qualificante dell’azione missionaria europea nel contesto locale. In tale prospettiva, l’esperienza ciadiana – e più in generale il confronto con le Chiese extraeuropee – veniva qualificata come “ecumenica” in ragione delle sollecitazioni che essa esercitava nei confronti dell’Europa, chiamata a individuare modalità rinnovate di presenza cristiana nella modernità.
In questa dinamica di reciprocità, l’Europa poteva offrire un contributo alle giovani Chiese di recente fondazione, ritenute destinate a confrontarsi a loro volta con le trasformazioni indotte dalla modernità e dalla globalizzazione. Parallelamente, le Chiese africane potevano costituire per la Chiesa europea un modello significativo nella ricerca di nuove forme di annuncio del Vangelo, in particolare attraverso processi di inculturazione.

Documenti
Testo pubblicato degli esercizi spirituali
C.M. Martini, Davide peccatore e credente, Milano, Piemme, 1989.
oppure
C.M. Martini, I grandi della Bibbia. Esercizi spirituali con l’Antico Testamento, L. Invernizzi (a cura di), t. I Testi fondamentali, Firenze-Milano, Bompiani, 2022, pp. 641-778.
L’ecumenismo e il futuro dell’Europa (paragrafo dedicato al Ciad)
Si veda C. M. Martini, L’Ecumenismo e il futuro dell’Europa in Fratelli e sorelle. Ebrei, cristiani, musulmani, B. Salvarani (a cura di), Trento 2020, pp. 521-536: 530-532.
